Il mito della goffaggine che passa
Una delle frasi che i genitori di bambini con disturbo della coordinazione sentono più spesso è: "Non preoccuparti, è solo un po' goffo, gli passerà crescendo". Lo dice il medico di famiglia. Lo dice il nonno. Lo dicono gli insegnanti. Lo dice il pediatra che non ha familiarità con il DCD (Developmental Coordination Disorder, in italiano disturbo evolutivo della coordinazione motoria, o disprassia evolutiva).
In alcuni casi è vero: alcuni bambini con difficoltà motorie lievi e isolate effettivamente migliorano con la crescita e l'allenamento. Ma per i bambini con un DCD vero — diagnosticato secondo criteri clinici robusti — quella rassicurazione è basata su un'idea sbagliata.
Lo studio cross-sezionale pubblicato nell'aprile 2026 sul Journal of Autism and Developmental Disorders lo dimostra empiricamente: bambini e adolescenti con DCD, da 4 a 17 anni, mostrano deficit persistenti in tre aree (sensoriale, motoria, funzionale), e la distanza dai coetanei sviluppanti tipicamente non si riduce. In una dimensione — la mobilità funzionale — il divario tende anzi ad aumentare con l'età.
Cosa è il DCD e perché viene sottovalutato
Il DCD è una condizione del neurosviluppo caratterizzata da una difficoltà significativa nell'acquisire e usare abilità motorie coordinate, in misura tale da interferire con le attività quotidiane e/o la performance scolastica e sportiva. Non è dovuto a problemi visivi, neurologici noti (paralisi cerebrale, distrofia muscolare), o a deficit intellettivo.
Si stima che colpisca tra il 5% e il 6% dei bambini in età scolare. È spesso in comorbidità con ADHD, autismo, e disturbi specifici dell'apprendimento — la sovrapposizione tra DCD e queste condizioni è ben documentata.
Il DCD è sottodiagnosticato per ragioni multiple. Primo, non ha una visibilità "drammatica": un bambino che fatica a chiudere bottoni, ad allacciare scarpe, a ritagliare con le forbici, a copiare dalla lavagna, a reggere il rigo nello scrivere è un bambino che fa fatica nelle piccole cose, e queste vengono spesso liquidate come "sviluppo lento" o "ha bisogno solo di esercizio". Secondo, in Italia il DCD ha avuto storicamente una visibilità clinica minore rispetto ad ADHD e DSA — la cultura specialistica si è radicata più tardi. Terzo, gli insegnanti raramente hanno formazione specifica sui segni del DCD nel contesto scolastico.
Cosa ha fatto lo studio
I ricercatori hanno reclutato bambini e adolescenti dai 4 ai 17 anni di età, suddivisi in due gruppi: quelli classificati come DCD (sulla base di criteri standardizzati) e un gruppo di sviluppanti tipicamente (TDC). Hanno valutato tre domini con strumenti standardizzati e validati a livello internazionale:
Processing sensoriale: misurato con il Sensory Processing Measure (SPM), uno strumento che valuta come il bambino reagisce a stimoli sensoriali quotidiani — luci, rumori, tessuti, movimento, gusti, propriocezione (la consapevolezza della posizione del proprio corpo).
Proficienza motoria: misurata con il Bruininks-Oseretsky Test of Motor Proficiency – Second Edition (BOT-2), uno dei test motori più standardizzati al mondo. Valuta motricità fine, motricità grossolana, equilibrio, coordinazione bilaterale.
Performance funzionale: misurata con la Pediatric Evaluation of Disability Inventory – Computer Adaptive Test (PEDI-CAT), che valuta come il bambino se la cava nelle attività della vita quotidiana — vestirsi, mangiare, lavarsi, gestire spostamenti, organizzare lo zaino.
Le analisi statistiche hanno usato analisi della varianza (ANOVA) per confrontare i gruppi e per esplorare i trend di sviluppo, e correlazioni di Pearson per valutare le associazioni tra i tre domini.
Cosa hanno trovato
I bambini e adolescenti con DCD mostrano difficoltà significativamente maggiori nel processing sensoriale, una proficienza motoria significativamente più bassa, e una performance funzionale ridotta rispetto ai coetanei sviluppanti tipicamente (tutti i confronti con p < 0.001 — il livello di significatività statistica più conservativo).
Punteggi SPM, BOT-2 e PEDI-CAT del gruppo DCD si collocano costantemente nella fascia di "difficoltà moderate" e sotto la media — sia nei più piccoli sia negli adolescenti. Il gruppo TDC, invece, si posiziona stabilmente nella fascia di tipicità.
Il dato più interessante riguarda l'evoluzione con l'età. Per la mobilità funzionale (PEDI-CAT) emerge un'interazione significativa Group × Age (p = 0.02): il divario tra i due gruppi si amplia con l'età. In altre parole, mentre i bambini sviluppanti tipicamente migliorano la loro mobilità funzionale con la crescita normalmente, i bambini con DCD migliorano meno, e il distacco aumenta.
Le difficoltà di processing sensoriale sono significativamente associate alla performance funzionale: un bambino con maggiori difficoltà sensoriali tende ad avere maggiori difficoltà nelle attività quotidiane. Sorprendentemente, le correlazioni tra processing sensoriale e proficienza motoria strutturata (al BOT-2) non risultano significative dopo correzione statistica. Questo suggerisce che la difficoltà sensoriale impatta più sulla vita quotidiana che sulla performance in test motori standardizzati.
Cosa significa nella pratica
Il DCD non è "un'andatura goffa che passa con il tempo". I dati documentano che le difficoltà sensoriali, motorie e funzionali persistono in tutta l'età evolutiva. Aspettare che "passi da solo" significa lasciare che un bambino accumuli anni di esperienze di insuccesso (a scuola, nello sport, nelle attività sociali con i coetanei) senza supporto adeguato.
Il divario tende ad aumentare, non a chiudersi. Per la mobilità funzionale i dati mostrano un'interazione significativa con l'età. Questo significa che intervenire presto è particolarmente importante: l'idea che "tanto poi recupera da solo" non è coerente con i dati.
Sensoriale e funzionale vanno valutati insieme. Dato che le difficoltà di processing sensoriale predicono la performance funzionale meglio di quanto facciano i test motori strutturati, una valutazione clinica completa del DCD non dovrebbe limitarsi a far svolgere prove motorie standardizzate. Dovrebbe esplorare anche come il bambino vive gli stimoli sensoriali quotidiani: la luce della classe, i rumori della mensa, le etichette dei vestiti, le consistenze dei cibi, gli odori in palestra. Sono variabili che incidono sulla vita reale.
Gli interventi efficaci sono multidimensionali. I dati supportano la necessità di un approccio integrato che lavori contemporaneamente su:
- Strategie di compensazione motoria (terapia occupazionale, fisioterapia evolutiva)
- Adattamento ambientale (ridurre il sovraccarico sensoriale negli spazi del bambino)
- Supporto scolastico (PDP, accomodamenti per la scrittura, l'organizzazione, le attività manuali)
- Educazione familiare (i genitori sono i co-terapeuti più importanti)
La vita quotidiana è il vero campo di battaglia. Un bambino con DCD può ottenere risultati discreti in test motori strutturati (con tempo, supporto, contesto controllato) ma faticare comunque enormemente nelle attività di vita quotidiana, dove gli stimoli sensoriali competono e il tempo spinge. Genitori, insegnanti e clinici dovrebbero dare attenzione a entrambi i livelli — quello strutturato e quello "ecologico" della giornata.
Una riflessione sull'autostima
Quando un bambino con DCD non riceve un riconoscimento e un supporto adeguati, accumula esperienze di insuccesso. Ad ogni partita di calcio in cui è scelto per ultimo, ad ogni dettato in cui le parole escono storte, ad ogni tentativo fallito di allacciarsi le scarpe come gli altri della sua età, costruisce un'idea di sé. Quell'idea — "sono goffo, sono sbagliato, sono stupido" — è una conseguenza della mancata diagnosi, non della condizione in sé. Una diagnosi precoce di DCD, accompagnata da un linguaggio rispettoso e da supporti pratici, cambia la traiettoria psicologica oltre che funzionale.
Per i genitori di un bambino con sospetto DCD: la richiesta di una valutazione specialistica (terapia occupazionale, neuropsicomotricista, neuropsichiatra infantile esperto in DCD) non è "esagerare" o "patologizzare". È semplicemente chiedere un controllo accurato a un professionista, come si farebbe per qualsiasi altra anomalia di sviluppo. Se la valutazione conclude che non c'è DCD, ottimo. Se c'è, si parte con un piano. In entrambi i casi, è informazione utile.
I limiti dello studio
Lo studio è cross-sezionale, non longitudinale. Cosa significa questa distinzione? In uno studio cross-sezionale i ricercatori confrontano gruppi di età diverse nello stesso momento. In uno studio longitudinale seguono gli stessi bambini nel tempo, misurandoli ripetutamente. La differenza è importante: il dato "il divario aumenta con l'età" emerge dal confronto tra bambini di età diverse oggi, e non dalla traiettoria reale degli stessi bambini nel tempo. Per concludere con certezza che un singolo bambino con DCD vedrà il divario ampliarsi col tempo, serviranno studi longitudinali futuri.
Gli stessi autori riconoscono questa limitazione e indicano la necessità di disegni longitudinali che possano confermare il trend.
Lo studio è inoltre basato su strumenti standardizzati anglosassoni (SPM, BOT-2, PEDI-CAT). L'applicabilità ai contesti italiani richiede adattamenti culturali e validazioni locali, anche se la struttura concettuale dei test è ampiamente accettata internazionalmente.
Il campione totale e la sua composizione (in termini di sesso, comorbidità con ADHD/autismo, contesto socioeconomico) non sono stati riportati nei dettagli dell'abstract pubblico, e questi fattori potrebbero influenzare la generalizzabilità.
Conclusione
La disprassia evolutiva non è una fase. Non è una pigrizia. Non è una mancanza di pratica. È una condizione del neurosviluppo con basi neurobiologiche, e i dati pubblicati nel 2026 confermano quello che molti genitori, terapisti e adulti con DCD sapevano per esperienza: i deficit accompagnano la persona attraverso l'infanzia e l'adolescenza, e con il tempo il distacco funzionale dalla norma può aumentare se non c'è supporto.
Per i genitori, gli insegnanti e gli operatori che lavorano con questi bambini, il messaggio è doppio. Da un lato: prendere sul serio le difficoltà, non aspettare. Dall'altro: con un riconoscimento precoce e un piano integrato (terapia occupazionale, adattamento ambientale, supporto scolastico, lavoro sull'autostima), i bambini con DCD possono costruire competenze e strategie che fanno una differenza reale, dentro e fuori scuola.