Molti adulti arrivano a interrogarsi sul proprio possibile autismo dopo
anni: a volte tramite la diagnosi di un figlio, a volte leggendo
esperienze di altre persone autistiche sui social, a volte dopo un
percorso terapeutico che non ha mai dato risposte esaustive a
difficoltà sociali, sensoriali, relazionali, lavorative.
Lo spettro autistico nell'adulto — specialmente in chi ha un buon
funzionamento cognitivo e ha imparato a mascherare i propri
tratti (camouflaging) — si presenta spesso in modo meno riconoscibile
rispetto ai quadri infantili. Frequente è la coesistenza con ADHD,
ansia, depressione, disturbi alimentari o burnout cronico. Una
valutazione mirata permette di ordinare il quadro e dare senso
retrospettivo a esperienze che sembravano inspiegabili.
Nel percorso valutativo che propongo, l'inquadramento dell'autismo
nell'adulto segue il protocollo gold-standard internazionale
— l'integrazione di ADOS-2 e ADI-R, i due strumenti considerati il
riferimento dalla letteratura scientifica per la diagnosi dello spettro
autistico — ma costruito su misura sul singolo
paziente: solo i test che servono davvero per la sua specifica domanda
diagnostica.