La richiesta di valutazione
“La mia mente non si ferma mai, non riesco a rilassarmi nemmeno in vacanza, parlo troppo e decido d'impulso. Penso di avere l'ADHD.”
Questo caso riguarda la diagnosi differenziale tra ADHD e ansia nell'adulto. L'iperattività interna tipica dell'ADHD adulto e la ruminazione ansiosa si somigliano, e spesso coesistono come comorbilità. La valutazione dell'ADHD adulto deve quindi distinguere il contenuto dell'attività mentale, la cronologia e i contesti, senza fermarsi allo screening con l'ASRS o alla sola intervista DIVA-5.
Perché l'ipotesi di ADHD nell'adulto era plausibile
Nell'adulto l'iperattività raramente è motoria (specialmente nelle donne): si trasforma in una irrequietezza interna, nella difficoltà a stare fermi senza fare nulla, nella sensazione di avere dentro un motore sempre acceso. Il paziente la descriveva con precisione, insieme a una loquacità che gli veniva rimproverata, a decisioni prese troppo in fretta e a una disorganizzazione che lo faceva vivere in un rincorrersi di urgenze.
La storia infantile confermava una componente di irrequietezza precoce: un bambino che non stava mai fermo, che interrompeva, che veniva richiamato di continuo. I punteggi dei questionari ADHD erano elevati. L'ipotesi ADHD era più che plausibile.
L'elemento che non tornava
L'elemento che ha imposto un approfondimento era il contenuto di quella testa che non si spegne. Nell'ADHD l'attività mentale tende a essere dispersiva: salta da uno stimolo all'altro, si aggancia a ciò che è interessante, perde ciò che è noioso. Qui invece, quando gli veniva chiesto che cosa passasse nella mente nei momenti di riposo, la risposta era fatta di preoccupazioni, scenari anticipati, cose da controllare, conversazioni riesaminate.
Anche il decorso raccontava qualcosa: il rumore mentale peggiorava nei periodi di incertezza, si concentrava di sera con difficoltà ad addormentarsi, e la disattenzione era massima proprio quando la preoccupazione era più alta. Sono caratteristiche della ruminazione ansiosa più che dell'attenzione instabile.
Non era però un aut aut. L'irrequietezza infantile era reale e precedeva di molti anni l'ansia, che era comparsa più tardi, quando le conseguenze della disorganizzazione avevano iniziato a pesare. Le due cose andavano tenute insieme.
Cosa abbiamo approfondito nella valutazione
- Contenuto dell'attività mentaledispersione tra stimoli oppure preoccupazione ripetitiva
- Cronologiache cosa è venuto prima: l'irrequietezza o l'ansia
- Contestiin quali situazioni la mente accelera e in quali si placa
- Sonnodifficoltà di addormentamento legata a pensieri ripetitivi o a incapacità di fermarsi
- Intervista diagnostica strutturataDIVA-5 con attenzione a quali sintomi erano presenti anche nei periodi tranquilli
- Ansia e umorequestionari e colloquio per stimare l'entità del quadro ansioso e le sue ricadute
- Uso di sostanzecaffeina, alcol e altre sostanze usate per attivarsi o per spegnersi
Come cambia la formulazione del caso: ADHD o ansia
Gli elementi emersi indicavano che l'ADHD era presente, a esordio precoce, ma non era sufficiente a spiegare l'intero quadro. Sopra un funzionamento attentivo fragile si era costruito, negli anni, un quadro ansioso che in parte era una reazione alla imprevedibilità della propria vita e in parte amplificava a sua volta la disattenzione.
Stabilire con certezza quanta parte del rumore mentale fosse ADHD e quanta ansia è stato possibile grazie ad un'indagine mirata su quali fossero i momenti in cui questa “iperattività” diventava più forte. Il paziente ha descritto come la sua impossibilità a fermare i propri pensieri fosse maggiore nei momenti in cui ripensava a delle difficoltà lavorative, ma riconoscendo che fosse presente anche in altre situazioni in cui il tema dei suoi pensieri poteva riguardare qualsiasi cosa e non necessariamente scenari che temeva si realizzassero. Questa indagine ha permesso di descrivere come le due condizioni (ADHD e disturbo d'ansia) si alimentassero, permettendo l'organizzazione di un intervento che li affrontasse entrambi.
Cosa insegna questo caso sulla diagnosi di ADHD nell'adulto
Irrequietezza da ADHD e attivazione ansiosa si somigliano, ma differiscono per contenuto, cronologia e contesti. Nell'adulto coesistono spesso e si amplificano a vicenda. La domanda clinica utile non è “quale delle due”, ma “come interagiscono” in questa persona.