ADHD e ansia

“La mia testa non si spegne mai”ADHD e ansia nell'adulto: irrequietezza o ruminazione? Un caso di diagnosi differenziale

Irrequietezza mentale e ruminazione si assomigliano. Non sono la stessa cosa.

Tema clinico ADHD vs ansia e ruminazione
Tipo Caso clinico composito
Autore Dr. Giulio Errico
Lettura ~ 3 min

La richiesta di valutazione

“La mia mente non si ferma mai, non riesco a rilassarmi nemmeno in vacanza, parlo troppo e decido d'impulso. Penso di avere l'ADHD.”

Questo caso riguarda la diagnosi differenziale tra ADHD e ansia nell'adulto. L'iperattività interna tipica dell'ADHD adulto e la ruminazione ansiosa si somigliano, e spesso coesistono come comorbilità. La valutazione dell'ADHD adulto deve quindi distinguere il contenuto dell'attività mentale, la cronologia e i contesti, senza fermarsi allo screening con l'ASRS o alla sola intervista DIVA-5.

Perché l'ipotesi di ADHD nell'adulto era plausibile

Nell'adulto l'iperattività raramente è motoria (specialmente nelle donne): si trasforma in una irrequietezza interna, nella difficoltà a stare fermi senza fare nulla, nella sensazione di avere dentro un motore sempre acceso. Il paziente la descriveva con precisione, insieme a una loquacità che gli veniva rimproverata, a decisioni prese troppo in fretta e a una disorganizzazione che lo faceva vivere in un rincorrersi di urgenze.

La storia infantile confermava una componente di irrequietezza precoce: un bambino che non stava mai fermo, che interrompeva, che veniva richiamato di continuo. I punteggi dei questionari ADHD erano elevati. L'ipotesi ADHD era più che plausibile.

Il passaggio decisivo

L'elemento che non tornava

L'elemento che ha imposto un approfondimento era il contenuto di quella testa che non si spegne. Nell'ADHD l'attività mentale tende a essere dispersiva: salta da uno stimolo all'altro, si aggancia a ciò che è interessante, perde ciò che è noioso. Qui invece, quando gli veniva chiesto che cosa passasse nella mente nei momenti di riposo, la risposta era fatta di preoccupazioni, scenari anticipati, cose da controllare, conversazioni riesaminate.

Anche il decorso raccontava qualcosa: il rumore mentale peggiorava nei periodi di incertezza, si concentrava di sera con difficoltà ad addormentarsi, e la disattenzione era massima proprio quando la preoccupazione era più alta. Sono caratteristiche della ruminazione ansiosa più che dell'attenzione instabile.

Non era però un aut aut. L'irrequietezza infantile era reale e precedeva di molti anni l'ansia, che era comparsa più tardi, quando le conseguenze della disorganizzazione avevano iniziato a pesare. Le due cose andavano tenute insieme.

Cosa abbiamo approfondito nella valutazione

Come cambia la formulazione del caso: ADHD o ansia

Gli elementi emersi indicavano che l'ADHD era presente, a esordio precoce, ma non era sufficiente a spiegare l'intero quadro. Sopra un funzionamento attentivo fragile si era costruito, negli anni, un quadro ansioso che in parte era una reazione alla imprevedibilità della propria vita e in parte amplificava a sua volta la disattenzione.

Stabilire con certezza quanta parte del rumore mentale fosse ADHD e quanta ansia è stato possibile grazie ad un'indagine mirata su quali fossero i momenti in cui questa “iperattività” diventava più forte. Il paziente ha descritto come la sua impossibilità a fermare i propri pensieri fosse maggiore nei momenti in cui ripensava a delle difficoltà lavorative, ma riconoscendo che fosse presente anche in altre situazioni in cui il tema dei suoi pensieri poteva riguardare qualsiasi cosa e non necessariamente scenari che temeva si realizzassero. Questa indagine ha permesso di descrivere come le due condizioni (ADHD e disturbo d'ansia) si alimentassero, permettendo l'organizzazione di un intervento che li affrontasse entrambi.

Cosa insegna questo caso sulla diagnosi di ADHD nell'adulto

Irrequietezza da ADHD e attivazione ansiosa si somigliano, ma differiscono per contenuto, cronologia e contesti. Nell'adulto coesistono spesso e si amplificano a vicenda. La domanda clinica utile non è “quale delle due”, ma “come interagiscono” in questa persona.

L'autore

Chi ha scritto questo caso.

Dr. Giulio Errico
Dr. Giulio Errico
Psicologo

Si occupa prevalentemente di valutazione psicodiagnostica e neuropsicologica dell'ADHD e delle neurodivergenze nell'adulto, a Roma e online.

Iscrizione all'Ordine
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 31976
Attività clinica
Collaboratore clinico presso il Centro Clinico De Sanctis, Roma
Dottorato
Dottorando in Psicologia e Scienze Cognitive, Sapienza Università di Roma
Collaborazioni professionali
Collaboratore ufficiale di AIFA APS per la regione Puglia
Chi sono
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