Casi clinici didattici per comprendere perché valutare l'ADHD nell'adulto significa molto più che riconoscere una lista di sintomi.
Disattenzione, procrastinazione, impulsività, difficoltà organizzative, irrequietezza, disregolazione emotiva: sono esperienze che molte persone riconoscono in sé leggendo una descrizione dell'ADHD. Sono anche esperienze che compaiono in condizioni molto diverse tra loro, dalla depressione all'ansia, dallo spettro autistico ai disturbi dell'apprendimento, dalla plusdotazione ai periodi di sovraccarico.
Per questo la valutazione dell'ADHD nell'adulto non consiste nel verificare una lista di sintomi. Consiste nel capire quando sono comparsi, come si sono evoluti nel tempo, in quali contesti si manifestano, quali conseguenze producono e quali altre spiegazioni possono esistere. Richiede la ricostruzione della storia evolutiva, la valutazione della compromissione funzionale, la diagnosi differenziale e, quando indicato, l'integrazione con una valutazione neuropsicologica e psichiatrica.
I casi che seguono raccontano questo ragionamento dall'interno: la richiesta iniziale, gli elementi a favore dell'ipotesi, il dato che non tornava, e come è cambiata la formulazione.
Ogni caso parte da una frase che le persone portano davvero in studio. Il percorso mostra perché quella frase, da sola, non basta.
Quando un rendimento sempre buono ha nascosto il costo di mantenerlo.
Un uomo poco più che trentenne, con un percorso di studi senza intoppi, chiede una valutazione per una fatica organizzativa che nessuno intorno a lui vede. La storia scolastica sembrerebbe escludere la presenza di un ADHD.
Caso clinico composito Esplora il ragionamento ADHD e depressioneUn avverbio di tempo che cambia la domanda diagnostica.
Una donna sulla trentina descrive mesi in cui non riesce più a concentrarsi, pieni di dimenticanze e di compiti che restano a metà. I questionari sull'ADHD mostrano punteggi elevati. Ma la parola “più” merita di essere presa sul serio. Prima ci riusciva?
Caso clinico composito Esplora il ragionamento ADHD e ansiaIrrequietezza mentale e ruminazione si assomigliano. Non sono la stessa cosa.
Un uomo intorno ai quarant'anni descrive una mente che non si ferma, difficoltà a rilassarsi e decisioni impulsive. Tutto compatibile con l'ADHD dell'adulto. Ma di che cosa è fatto, esattamente, quel rumore mentale?
Caso clinico composito Esplora il ragionamento ADHD e spettro bipolareQuando l'energia arriva a fasi, è necessario un approfondimento mirato.
Una donna poco meno che trentenne alterna settimane di attività frenetica a settimane di esaurimento. Impulsività e disorganizzazione le sembrano parte di sé da sempre. Ma il ritmo a fasi non appartiene all'ADHD.
Caso clinico composito Esplora il ragionamento ADHD e autismoDue bisogni opposti nella stessa persona: cercare stimoli e non tollerare cambiamenti.
Un uomo sulla trentina non riesce a seguire le proprie routine, si distrae, rimanda. Sembra inoltre, andare in crisi quando un programma cambia e si esaurisce dopo essere stato a lungo in situazioni sociali. Può sembrare una contraddizione, cercare stabilità nei programmi, ma non riuscire a rispettare le routine. In realtà è una condizione molto frequente.
Caso clinico composito Esplora il ragionamento ADHD e perfezionismoLa procrastinazione è un comportamento. La diagnosi dipende da che cosa è fatto.
Una donna intorno ai trent'anni rimanda ogni compito fino all'ultimo, poi lo esegue con una precisione estrema. Lo screening per l'ADHD è positivo, ma quando lavora racconta di non distrarsi mai.
Caso clinico composito Esplora il ragionamento Storia evolutivaUn informatore che non conferma non è un informatore da ignorare.
Un uomo sulla trentina soddisfa oggi tutti i criteri per l'ADHD. La madre, interpellata, descrive un bambino tranquillo e bravo. La discordanza non chiude la valutazione, anzi la rende più precisa.
Caso clinico composito Esplora il ragionamentoIn molte valutazioni la domanda iniziale è una sola, ma le risposte possibili sono più di una. Quando emergono un episodio depressivo, un quadro ansioso rilevante, oscillazioni dell'umore, un uso problematico di sostanze o l'ipotesi di un trattamento farmacologico, la valutazione psicologica non è sufficiente da sola e va integrata con una valutazione psichiatrica.
Non si tratta di un passaggio di consegne, ma di una lettura a più prospettive: la storia evolutiva e il profilo di funzionamento raccolti dallo psicologo, l'inquadramento psicopatologico e le scelte terapeutiche di competenza medica. In Italia la prescrizione dei farmaci per l'ADHD nell'adulto è riservata agli specialisti dei centri autorizzati, e una diagnosi psicologica accurata è il punto di partenza di quel percorso, non un suo sostituto.
Nei casi presentati in questa sezione la sequenza tra le due valutazioni è spesso parte del ragionamento: stabilire che cosa va inquadrato prima, e da chi, è una decisione clinica a tutti gli effetti.
Una valutazione seria non parte da una risposta, ma da una domanda ben posta. Puoi leggere come si svolge il percorso o scrivermi per un primo confronto.