La richiesta di valutazione
“Da qualche mese non riesco più a concentrarmi, dimentico tutto e lascio le cose a metà. Ho letto che potrebbe essere ADHD.”
Il caso affronta la diagnosi differenziale tra ADHD e depressione nell'adulto, una delle più frequenti nella valutazione dell'ADHD adulto. Difficoltà di concentrazione, dimenticanze e rallentamento sono sintomi condivisi, e la comorbilità tra le due condizioni è comune. Il ragionamento mostra perché la cronologia dei sintomi conta più del punteggio ai questionari e quando la valutazione psicologica va integrata con quella psichiatrica.
Perché l'ipotesi di ADHD nell'adulto era plausibile
Disattenzione, disorganizzazione, procrastinazione e dimenticanze sono il nucleo della presentazione inattentiva dell'ADHD nell'adulto, e in questo caso erano tutte presenti e invalidanti: consegne mancate, difficoltà a tenere il filo durante la lettura di libri e documenti, la sensazione di non riuscire più a fare ciò che prima riusciva. Lo screening era chiaramente positivo e la persona aveva riconosciuto la propria esperienza nelle descrizioni dell'ADHD trovate online.
Anche la sua storia evolutiva offriva qualche indizio meritevole di approfondimenti: una bambina descritta come sognante, un po' disordinata, con la “testa fra le nuvole”. Nulla che avesse mai creato problemi, ma nulla che permettesse di escludere a priori un funzionamento attentivo fragile.
L'elemento che non tornava
L'elemento che obbligava a non fermarsi era temporale. L'ADHD è una condizione del neurosviluppo: i sintomi ci sono da sempre, anche se possono diventare più visibili quando le richieste aumentano. Qui invece la persona descriveva un prima in cui il funzionamento era adeguato e un dopo iniziato da alcuni mesi.
A questo si aggiungevano altri segnali comparsi nello stesso periodo: risvegli precoci, perdita di interesse per attività prima piacevoli, un rallentamento generale, autocritica intensa. Sono manifestazioni che appartengono a un episodio depressivo e che comprendono, come sintomo proprio, la difficoltà di concentrazione.
C'era infine un problema di misura. I questionari sull'ADHD e quelli sull'umore condividono diversi contenuti: concentrazione, agitazione, sonno, fatica. Quando un episodio depressivo è in corso, i punteggi ai questionari sull'ADHD tendono a salire, e viceversa. Due strumenti che si confermano a vicenda possono in realtà misurare la stessa cosa.
Cosa abbiamo approfondito nella valutazione
- Cronologia dei sintomiche cosa c'era prima dell'ultimo anno e che cosa è comparso insieme al calo di concentrazione
- Tono dell'umoreinteresse, piacere, energia, autocritica, pensieri sul futuro, con attenzione al rischio suicidario
- Sonnoaddormentamento, risvegli, qualità del riposo
- Storia evolutivaDIVA-5 con ricostruzione dei sintomi infantili e del loro impatto
- Funzionamento prima dell'episodiostudio, lavoro, organizzazione quotidiana negli anni precedenti
- Ruminazionequanto la mente era occupata da pensieri ripetitivi anziché semplicemente dispersa
- Informazioni da un familiareper confrontare il ricordo dell'infanzia con quello attuale, condizionato dallo stato d'animo
Come cambia la formulazione del caso: ADHD o depressione
Gli elementi emersi indicavano che l'episodio depressivo in corso spiegava la maggior parte delle difficoltà attuali. Alcuni tratti di disattenzione erano rintracciabili anche nella storia precedente, ma restavano al di sotto della soglia diagnostica e non avevano mai prodotto una compromissione significativa.
La formulazione del caso è stata volutamente in due tempi: trattare prima l'episodio depressivo, con l'invio per una valutazione psichiatrica, e rivalutare la dimensione attentiva a umore stabilizzato. La domanda sull'ADHD non veniva chiusa con un no: veniva sospesa, perché in quel momento non era possibile misurarla in modo pulito.
Va detto che in altri quadri la sequenza è inversa: un ADHD non riconosciuto per anni produce insuccessi ripetuti e, alla lunga, una demoralizzazione che assume la forma di un episodio depressivo. Distinguere le due traiettorie è possibile solo grazie a un primo colloquio approfondito.
Cosa insegna questo caso sulla diagnosi di ADHD nell'adulto
La difficoltà di concentrazione è un sintomo transdiagnostico: da sola non orienta verso nessuna diagnosi. “Non riesco più” è un indizio temporale che va preso alla lettera. Quando un episodio depressivo è in corso, i questionari di screening sull'ADHD perdono affidabilità.